Scuola 2.0: il modello WeSchool

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29/08/2017 Massimo Cotugno 882

Anche i docenti possono ottenere i superpoteri. Scopriamo la piattaforma digitale per una nuova didattica nata dai creatori di OilProject, la più grande scuola online d'Italia

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L’evoluzione tecnologica investe ormai ogni ambito e settore, andando a toccare anche il campo dell’insegnamento. Sono molte le start-up che offrono nuovi metodi per migliorare l’apprendimento, rendendolo più efficace e coinvolgente attraverso una maggiore interazione. Tra i casi di maggior successo in Italia è sicuramente da segnalare il progetto di Oilproject, il più seguito sito di e-learning in Italia con 1,6 milioni di studenti ogni mese alla ricerca di video lezioni e approfondimenti. L’anno scorso questa start-up fondata da Marco De Rossi ha lanciato una piattaforma che punta a rivoluzionare il mondo della didattica. Si chiama WeSchool e pemetter ai docenti di realizzare lezioni più coinvolegenti, superando il classico schema frontale.
 
Nessun limite alla creatività
 
Una delle principali caratteristiche di WeSchool è di essere una piattaforma “aperta”: qualsiasi contenuto o servizio disponibile in rete può essere integrato nella piattaforma e utilizzato senza uscire dall’ambiente collaborativo della classe. Dal video YouTube a un corso d’Inglese di Duolingo, fino a un google doc con un articolo di una rivista internazionale: non ci sono davvero limiti a ciò che può essere inserito e condiviso in WeSchool. I ragazzi di Oilproject dicono di aver dato ai professori “i superpoteri”, grazie al quale possono essere crete lezioni sempre più coinvolgenti e tutte in un unico spazio condiviso.
 
Imparare è un gioco da ragazzi
 
Da sempre il docente si batte contro uno dei principali problemi che affliggono gli studenti: la noia. Questa porta spesso a una disattenzione cronica e a un conseguente calo del rendimento da parte della classe. E cosa c’è di meglio di un tocco di gamification per svegliare le menti più assopite? Per questa ragione, grazie a WeSchool il docente è in grado di creare fino a 9 tipologie di quiz diversi, dal memory ai videoquiz, passando per i cruciverba. Non solo: i docenti possono gestire materie, eventi e progetti, assegnare compiti e verificare l’apprendimento attraverso la creazione di gruppi-classe, sottogruppi o gruppi tra classi e comunicando attraverso un sistema di messaggistica interno.
 
A prova di dummy
 
Il dubbio che potrebbe sorgere a molti docenti è questo: bisogna essere degli “smanettoni” per lavorare con questa piattaforma? Assolutamente no. Uno dei punti di forza di WeSchool è proprio l’essere friendly e intuitiva. L’interfaccia dal design lineare e colorato è realizzata pensando proprio a chi non è un tecnico informatico e forse ha più dimestichezza con gessetto e lavagna. L’aspetto grafico è quello di un mosaico di mattonelle, con pochi bottoni e alla base c’è la filosofia della classe capovolta, ovvero di un’aula non più vista come semplice luogo di trasmissione delle nozioni ma come spazio di lavoro e discussione dove si apprende attreverso il confronto con i pari e con l’insegnante. Non è un caso che tra le prime scuole ad adottare WeSchool non sia stata una scuola di recente fondazione, ma un’istituzione storica milanese come il liceo classico Manzoni: segno che non serve essere “alla moda”, ma soprattutto attenti al cambiamento. In questo caso specifico è nata una rete virtuale di professori disponibili a dare ripetizioni di Latino e Greco ai ragazzi con debiti. Il ruolo del professore quindi non viene sostituito dalla tecnologia ma viene anzi “potenziato”: i famosi superpoteri.