La tecnologia ci aiuterà ad incontrare gli alieni? Si, anzi forse

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28/08/2017 Danilo Pagnin 728

Non incontriamo civiltà aliene solo per via dello sviluppo tecnologico ancora insufficiente della nostra civiltà? Forse, ma potrebbe essere vero il Paradosso di Fermi.

Da quando il pensiero occidentale si è definitivamente affrancato da ipotesi alchimistiche e magiche e Galileo parlò della Natura come di un libro scritto in caratteri matematici, è impossibile non tener conto della statistica: il nostro Universo ha un diametro di 90 miliardi di anni luce e nella sola via lattea vi sono circa 200 miliardi di stelle. Con numeri come questi è semplicemente irragionevole non pensare vi siano altre forme di vita nell'universo. Ma allora perché non c'è ancora una prova definitiva di un incontro alieno?

La tecnologia alla ricerca degli alieni

Leggende metropolitane (in buona parte confluite nella letteratura e nel cinema) vogliono che la NASA sia a conoscenza di incontri con civiltà aliene, le cui prove sarebbero custodite gelosamente e nella massima segretezza nei propri archivi. Dal presunto ritrovamento di un cadavere alieno a Roswell (New Mexico, Stati Uniti) nel 1947, a cui seguì la diffusione addirittura del video dell'autopsia del cadavere (poi rivelatasi un clamoroso falso), fino alla scoperta degli esopianeti nel 2014 proprio da parte della NASA.

Da decenni gli americani spendono ingenti risorse al fine di sviluppare tecnologie in grado di entrare in contatto con civiltà aliene. Ma non sono solo gli americani a cercare gli alieni: oltre al famosissimo radiotelescopio di Arecibo (Porto Rico), fino a pochi anni fa il più grande del mondo con i suoi oltre 300 metri di diametro, in grado di captare e trasmettere radiofrequenze a distanze elevatissime, la Cina nel 2016 ha annunciato l'accensione di un radiotelescopio ciclopico con diametro di oltre 500 metri denominato FAST, che potrebbe diventare il primo "microfono" degli Alieni sul Pianeta Terra, qualora decidano finalmente di palesarsi a noi umani. Sempre che appaiano attraverso delle radiofrequenze.

Il Paradosso di Fermi
Un milione di pianeti abitati
: questo il calcolo (approssimato per difetto, probabilmente) se solo lo 0,1% dei pianeti fosse adatto allo sviluppo della vita. E' quindi paradossale che nel corso della storia della civiltà umana non vi siano casi documentati di incontri ravvicinati con alieni, sempre se non consideriamo prove i numerosi graffiti in centro America in cui si vedono esseri del tutto simili a noi all'interno di un oggetto che potrebbe essere una nave spaziale, con tanto di casco protettivo, oppure i migliaia di racconti di rapimenti da parte di alieni di cui cronaca e letteratura sono disseminati, ma che non costituiscono quella "pistola fumante" con i parametri di cui la nostra scienza sperimentale necessiterebbe. Anche senza cambiare paradigma scientifico e culturale, restano quei numeri incredibilmente alti a dirci che è ben strano non avere ancora avuto alcun approccio con forme di vita aliene: ecco allora una possibile risposta nel Paradosso di Fermi, secondo il quale le enormi distanze che separano i pianeti potenzialmente abitati non sono colmabili all'interno del ciclo di vita e morte di una civiltà, per il sopraggiungere di una sorta di grande "filtro" che impedisce alla civiltà di superare una certa soglia temporale critica prima dell'estinzione. Il Filtro della della nostra civiltà potrebbe essere il surriscaldamento globale, che nel giro di qualche millennio (ma forse anche molto meno) potrebbe determinarne la scomparsa: insomma le civiltà possono nascere, evolversi e morire semplicemente in modo troppo veloce per potersi rivelare l’una all’altra.

Altre ipotesi
Spingere al massimo la macchina dello sviluppo tecnologico per incontrare altre forme di vita potrebbe non essere la risposta giusta: l'illusione prometeica nata agli albori della nostra civiltà, quando la cultura greca assoggettò il mito alla razionalità, ha visto nella prevaricazione della Natura con la violenza la strada maestra per il nostro sviluppo, ma non tutti la pensano così: sicuramente non il filosofo Friedrich Nietzsche, che vedeva con orrore un mondo assoggettato alla Tecnica e auspicava addirittura la rinascita di un'era culturale sul modello dell'epoca tragica dei greci, quando quel passaggio non era ancora avvenuto e l'uomo viveva in simbiosi con la Natura. Può darsi infatti che gli Alieni comunichino in forme non tracciabili dalla tecnologia, ma magari attraverso il linguaggio della spiritualità e dell'interiorità, e che quindi solo un elevatissimo grado di illuminazione ci consentirebbe di incontrarli: e non in forme tracciate dalla scienza sperimentale.