Il prossimo futuro: e se la tecnologia ci rendesse divini?

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17/08/2017 Massimo Cotugno 6538

C’è chi vede la tecnologia come una minaccia, chi come una grande opportunità per l’evoluzione dell’uomo. Esistono teorie su una possibile fusione tra uomo e macchina, che porrà fine all’era dell’homo sapiens per dare inizio al transumanesimo. E vivremo tutti almeno 500 anni.


 
Immagini dal futuro

Quando pensiamo al futuro dell’umanità spesso lo immaginiamo popolato da macchine volanti, robot e strumenti tecnologici in grado di potenziare all’infinite le capacità umane. Classici del cinema come Terminator e Blade Runner ci presentano anche i rischi di un’eccessiva fiducia dell’unica nelle meraviglie della tecnica. Lo stesso Stephen Hawking, il matematico britannico considerato tra le menti più brillanti del pianeta, qualche mese fa ha messo tutti in allerta: i robot potranno rappresentare una vera minaccia in un futuro non troppo lontano, scalzando definitivamente il dominio dell’uomo sulla terra.

L'alleanza uomo-macchina

Ma c’è invece chi pensa che l’uomo saprà evolversi, sfruttando la stessa tecnologia dei robot per potenziare se stesso e superare i propri limiti. In realtà il processo sarebbe già in atto. La tecnologia è sempre più integrata nella vita quotidiana, vasti pensare agli smartphone, a internet, vere e proprire protesi tecnologiche dell’uomo, che facilitano e velocizzano processi e acquisizioni di conoscenze. Ma anche il mito dell’androide è più vicino di quanto si immagini. I passi da gigante fatti in campo biomedico ci ha portato in questi anni a vedere la creazione di braccia bioniche che potranno essere controllate dagli impulsi cerebrali. I nostri corpi vengono già riparati da tecnologie sofisticatissime e c’è chi già sperimenta chip sottocutanei che permettono di controllare la tecnologie nell’ambiente circostante senza l’uso di strumentazioni. È il caso della compagnia Three Square Market, che ha offerto ai propri collaboratori l’opportunitare di installare nel proprio corpo un microchip che consentirà loro di aprire le porte, pagare il caffè o timbrare il cartellino.
 
Da uomo a dio
 
Secondo molti esperti, l’uomo, grazie alla tecnologia, è dunque destinato a superare i propri limiti avvicinandosi a una condizione di quasi divinità. Fantascienza? Per lo studioso israeliano Yuval Noah Harari sembrerebbe proprio di no. Dopo il suo “Sapiens”, finito tra i consigli di lettura di personaggi come Mark Zuckerberg, Bill Gates e Barack Obama, pubblica un nuovo saggio dal titolo “Homo Deus” in cui spiega come nei prossimi anni la scienza si dedicherà a sconfiggere la definitivamente la morte: “Dopo aver ridotto le cause di decesso inervenendo sulla carenza alimentare, le malattie e la violenza, miriamo a prevalere sull’invecchiamento e perfino sulla morte stessa”. Se tradizionalmente la morte era materia per preti e teologi, adesso se ne stanno appropriando gli ingegneri e gli scienziati. Esempi di questo cambiamento sono il gerontologo Aubrey de Grey e l’inventore Ray Kurzweil. Nel 2012 Kurzweil è stato nominato direttore dell’ingegnerizzazione di Google, e un anno dopo Google ha lanciato una controllata chiamata Calico la cui missione era, secondo il suo statuto, “risolvere il problema della morte”. Nel 2009 Google aveva nominato un altro fervente sostenitore dell’immortalità, Bill Maris, a presiedere il fondo di investimento Google Ventures. In un’intervista rilasciata nel gennaio 2015, Maris afferma: “Se lei mi chiede oggi se è possibile vivere fino a 500 anni, la mia risposta è sì”. Non è un caso che Google Ventures stia investendo il 36% dei suoi 2 miliardi di portafoglio proprio in start up dedicate alle scienze che si occupano della vita, inclusi parecchi ambiziosi progetti per allungarne l’aspettativa.
Il rapidissimo sviluppo di certi settori come l’ingegneria genetica, la medicina rigenerativa e la nanotecnologia induce a diffondere profezie sempre più ottimistiche. Secondo alcuni esperti gli umani saranno in grado di sconfiggere la morte entro il 2200, secondo altri nel 2100. Sempre secondo Ray Kurzweil il futuro è ancora più a portata di mano. Secondo l’ingegnere capo di Google, ogni dieci anni andremo in una clinica e riceveremo un trattamento ristrutturante che non soltanto curerà le malattie, ma anche rigenererà i tessuti rovinati dal tempo, e migliorerà le mano gli occhi e il cervello. Resta il fatto che è molto improbabile che le profezie di Kurweil si avverino entro il 2050 o il 2100.

Una macchina grande come una cellula
 
Gli investimenti sempre più importanti in biotecnologie, robot, intelligenza artificiale e protesi bioniche convergono in un pensiero filosofico chiamato transumanesimo, ovvero la teoria secondo cui l’uomo rimarrà uomo, ma superando se stesso e manifestando nuove potenzialità. I teorici di questa corrente filosofica promuovono infatti l’utilizzo di nuove tecnologie per aumentare le performance fisiche e mentali degli esseri umani. Si ipotizza che tra non più di vent’anni le macchine saranno in grado di sviluppare un’intelligenza superiore a quella degli esseri umani. È ancora Kurtzweil a darci maggiori dettagli su quanto potrà accadere, nel suo saggio del 2006, “The singularity is near”: i computer avranno l’intelligenza di un umano, con le sue emozioni, i suoi umori, la capacità di amare […] Essi saranno integrati nei nostri corpi perché avranno le dimensioni di una cellula sanguigna e regoleranno le nostre condizioni di salute, rendendoci più intelligenti, connessi a internet e a nuovi mondi virtuali.
Cosa aspettarsi dunque dal prossimo futuro, l’incubo dei replicanti o l’onnipotenza dell’uomo “aumentato”? Ai posteri l’ardua sentenza, anche se ci sono possibilità che saremo noi stessi a vederne le prime conseguenze.