I produttori di smartphone cinesi sfidano Google: vinceranno?

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10/02/2020 Danilo Pagnin 293

Un altro capitolo della guerra commerciale USA-Cina vede i produttori di smartphone cinesi più importanti (Huawei, Xiaomi, Oppo e Vivo) coalizzarsi per sfidare Google lavorando su una nuova piattaforma per caricare app: chi vincerà?


È di pochi giorni fa la notizia, battuta per prima dall'agenzia Reuters, di un accordo tra i giganti del tech cinese Huawei, Xiaomi, Oppo e Vivo (questi ultimi due facenti capo allo stesso produttore, cioè BBK) per consentire agli sviluppatori di caricare contemporaneamente in diversi Paesi le loro app. Questo accordo avviene tra i principali produttori di smarpthone e cellulari cinesi nell'ambito della GDSA (Global Developer Service Alliance) per consentire di caricare app senza l'ausilio di Google, che come noto, da maggio 2019 non fornisce più software e servizi proprietari a Huawei, al momento il maggior produttore di smartphone cinesi e uno dei più importanti brand di telefonia al mondo. Ma cosa significa tutto questo nello specifico per i marchi di smartphone cinesi?

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La guerra di Trump a Huawei: le conseguenze
Il bando nell'utilizzo delle tecnologie cinesi di Huawei nasce fondamentalmente dal timore da parte dell'Amministrazione Trump che l'implementazione delle reti 5G da parte del gigante cinese possa costituire una sorta di "cavallo di Troia" per acquisire occultamente informazioni nei Paesi in cui sarà presente, attraverso le cosiddette backdoors. Anche l'Italia, in particolare dopo la definizione dell'accordo denominato "Via della Seta" nel 2019, è tra i principali partner commerciali di Huawei, che insieme a TIM, Vodafone e Wind-Tre ha iniziato le prime sperimentazioni delle reti 5G. Tra le conseguenze di questo bando, Google non fornisce più a Huawei software e servizi correlati.

I prodotti Huawei non possono più utilizzare Android?
I telefonini Huawei (e Honor) non saranno dunque più configurati con Android? Assolutamente no. Chi è in possesso di modelli ideati precedentemente la proclamazione del bando non vedrà alcuna differenza, mentre i modelli di smartphone sviluppati e immessi sul mercato dopo quella data (come Huawei Mate 30 Pro presentato a Monaco a settembre 2019) possono utilizzare solo la versione "open" di Android, con la differenza che lo sviluppo della Emui (cioè l'interfaccia personalizzata "sartoriale" che Huawei inserisce sui propri prodotti) non potrà più essere effettuata con il prezioso supporto di Google, rendendo più complessa (ma non impossibile) l'operazione. Oltre a ciò, va ricordato che non sarà più possibile (sui nuovi modelli) utilizzare servizi quali Google Maps, Gmail o Adwords. Huawei in ogni caso dispone già di AppGallery, un proprio store da cui possono essere scaricare le app più diffuse (operazione peraltro già tentata da Samsung con il Galaxy Store, senza particolare successo). Il punto è che questo store (come qualsiasi altro) per funzionare a pieno regime deve consentire agli sviluppatori sparsi per il mondo di caricare in contemporanea le app in tutti i Paesi in cui è presente il brand, e questo attualmente è impossibile senza Google. Ecco allora l'idea dei più importanti marchi di smartphone cinesi di sviluppare una propria piattaforma proprietaria in cui sia possibile caricare contenuti musicali, app e video bypassando Google. Huawei ci sta in ogni caso credendo: è stata appena lanciata (notizia di oggi 10 febbraio) l'iniziativa HMS Academy, cioè 6 appuntamenti gratuiti organizzati per aiutare gli sviluppatori a creare nuove app sulla piattaforma. E Huawei, da tempo, sta anche sviluppando un proprio sistema operativo, Harmony OS, ma questo sviluppo rappresenta di fatto una extrema ratio in caso di inasprimento della guerra economica Cina-Usa più che una scelta strategica definitiva.
Ma, in definitiva, ce la faranno i produttori di smartphone cinesi a battere Google?
 

Produttori di smartphone cinesi vs Google: la posta in gioco

8,8 miliardi di dollari: questi gli introiti assicurati sin qui dal Play Store al colosso di Mountain View in tutto il mondo, secondo fonti ben informate. In un contesto globale in cui si assiste ad un rallentamento delle vendite degli smartphone, i marchi di smartphone cinesi puntano ad una parte di questo enorme paniere. Non solo Huawei quindi, che era il principale obiettivo di Trump, ma tutti i principali produttori cinesi si sono consorziati, facendo una sorta di "cartello". Il lancio di questa nuova piattaforma (con tutto quello che ne potrebbe conseguire) è un fatto potenzialmente dirompente in un contesto sino ad oggi largamente dominato da Google (Apple, avendo il suo ecosistema proprietario, non viene neppure sfiorata dalla questione), e il grande evento di presentazione era programmato per marzo, ma l'irruzione dell'epidemia del Coronavirus al momento ha bloccato tutto.