Cyberbullismo, come combatterlo: 5 cose da sapere

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13/02/2019 Danilo Pagnin 299

Con la celebrazione del Safer Internet Day, il 5 febbraio 2019 è stata l'occasione per fare il punto sul cyberbullismo e su come combatterlo: ecco 5 cose da sapere.

Con l'hashtag #SID2019 il MIUR (Ministero dell'Università e della Ricerca) ha dato il via anche quest'anno all'ormai tradizionale appuntamento del Safer Internet Day, legato alla prevenzione del cyberbullismo attraverso una serie di iniziative che hanno coinvolto numerosissimi soggetti in tutte le principali città, dalle scuole agli oratori (che hanno dato vita all'iniziativa "Cuore e parole – Felici di navigare – Lo smartphone in oratorio"), dal Telefono Azzurro alla Polizia Postale, da soggetti storici del web come Skuola.net a ONG come Save The Children. Oltre a questi, anche colossi dell'elettronica di consumo come Unieuro prendono da anni parte alla campagna: con l'iniziativa #cuoriconnessi2 (che ha già coinvolto 30.000 studenti nelle passate edizioni), realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato, si è discusso di cyberbullismo e di come combatterlo con genitori, ragazzi, Scuola e il Capo della Polizia Franco Gabrielli. Durante l'evento dall'Auditorium Parco della Musica di Roma (primo di una serie), è stato proiettato il docufilm "La stagione ritrovata", basato su storie vere, un'occasione per fare luce sul fenomeno e le sue conseguenze, trasmesso in streaming anche nei punti vendita dell'insegna, per sensibilizzare al massimo una larga platea anche non tradizionalmente coinvolta in questi processi, ma che si trova ad acquistare tecnologia spesso senza conoscerne i rischi: "Sentiamo la responsabilità della tecnologia che ogni giorno vendiamo nei nostri punti vendita e sulle nostre piattaforme digitali. Per questo, ogni tappa è un incontro prezioso, un momento di confronto con i ragazzi, una occasione per informarli e sensibilizzarli su questo inaccettabile fenomeno in costante crescita.”, dichiara Marco Titi, Direttore Marketing di Unieuro.
Ma vediamo più da vicino 5 cose da sapere sul cyber bullismo e su come combatterlo.
 
 

Quando si può parlare di Cyberbullismo

Secondo la descrizione di Telefono Azzurro, "si può definire cyberbullismo l'uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone". Insomma, tra bullismo e cyberbullismo la differenza sta nei mezzi mentre invariate restano le intenzionalità: quindi chat di WhatsApp o Telegram, MMS, messaggi attraverso Facebook, Instagram fino a semplici telefonate o sms. Possono essere comportamenti relegati esclusivamente alla galassia di Internet o essere nati nella vita reale (per esempio con minacce fisiche, percosse o altre forme di violenza) per poi trovare un "rinforzo" on-line.
Si può andare dalla semplice pubblicazione di pettegolezzi (veri o presunti), creando "rumors" negativi intorno ad una persona attraverso chat o pagine Facebook, alla pubblicazione di foto imbarazzanti, magari scattate per gioco o addirittura inventate/ritoccate, fino a duplicazioni di identità creando profili "fake" e attribuendo così alla vittima pensieri e azioni che le sono estranee, oltre naturalmente alla derisione o all'insulto della persona attraverso messaggistica istantanea, sms, telefonate. Questi solo alcuni dei numerosi esempi di come si possa "bullizzare" qualcuno stando tranquillamente seduti davanti ad un PC o con in mano un tablet.
 

Giovani e social network: i numeri del fenomeno

Secondoi dati presentati dal MIUR durante il Safer Internet Day, frutto di un'indagine svolta su circa 6000 adolescenti da alcune Università in collaborazione col portale skuola.net, il 70% dei ragazzi si iscrive a Facebook prima dei 14 anni, l'80% usa le chat (WhattsApp, Telegram) per comunicare con i familiari attraverso uno smartphone, quasi il 40% non conosce personalmente neppure la metà dei follower che sono nelle sue liste dei Social Network e il 68% si è imbattuto, almeno una volta, in un profilo falso. Inoltre, circa il 25% degli intervistati dice di non essersi mai preoccupato della Privacy quando carica contenuti sul WEB. I numeri parlano da soli: le nuove generazioni hanno un rapporto strettissimo con Internet, sia in positivo (possibilità di informarsi e comunicare a distanza) quanto, purtroppo, in negativo, restando così esposti, in una fase di fragilità emotiva, a shock che possono portare anche a tragiche conseguenze.

Cyerbullismo: i dati della Polizia Postale

Premesso che i numeri delle statistiche ufficiali delle denunce presentate alla Polizia Postale costituiscono probabilmente la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più diffuso, è altresì vero che dimostrano che le campagne di sensibilizzazione stanno funzionando, rendendo consapevoli i ragazzi (e le famiglie) degli strumenti che possono usare: durante il primo incontro della campagna #cuoriconnessi2 – "la stagione ritrovata" di Unieuro, la Polizia Postale ha presentato i dati relativi ai primi 10 mesi del 2018: oltre 290 i casi di cyberbullismo denunciati, 69 minorenni segnalati all'Autorità Giudiziaria per diffusioni di immagini pedopornografiche, 37 i minori segnalati per sextortion, 164 per aver vessato, diffamato e molestato altri ragazzi attraverso social media e chat di instant messaging. I numeri sono in aumento rispetto agli anni precedenti, ma è probabile che ciò sia il risultato di una maggiore consapevolezza.

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Cyberbullismo, cosa prevede la legge

Il 17 maggio 2017 la Camera dei Deputati, con 432 voti favorevoli e nessun contrario (circostanza piuttosto rara nella vita parlamentare italiana), approvava la prima legge organica sul Cyberbullismo, introducendo nell'ordinamento giuridico la definizione di questa fattispecie di reato: "Bullismo telematico è ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori". La legge fa riferimento ad alcuni interventi educativi e formativi atti a far crescere nei ragazzi la consapevolezza sulla gravità di questo tipo di comportamenti, con particolare riferimento ai danni che possono provocare nelle vittime. In caso di episodi conclamati che rientrano nella definizione di "bullismo telematico", l'adolescente (o un genitore) potrà chiedere l'oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti WEB al gestore del sito Internet o del Social media: se ciò non avviene entro 48h, si può rivolgere al Garante della Privacy che interviene entro le 48h successive.
Fino a quando non vi sia un'eventuale escalation con una querela o denuncia, il cyberbullo, (come già avviene per lo stalking) potrà subire formale ammonizione dal Questore, che lo inviterà a non ripetere i comportamenti vessatori: il minore responsabile (insieme ad almeno un genitore o chiunque sia investito della responsabilità genitoriale), verrà convocato e ammonito a voce, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.
 

Cyberbullismo, cosa deve fare la scuola

La nuova legge approvata nel 2017 investe direttamente la Scuola di un ruolo: viene infatti istituito esplicitamente un "docente anti-bullo" in ogni Istituto scolastico, che sarà il referente di ogni iniziativa dedicata al Cyberbullismo, facendo da cerniera tra i ragazzi, le Forze dell'Ordine e i Centri di Aggregazione giovanile presenti sul territorio. Il Preside invece sarà tenuto ad informare subito le famiglie dei minori coinvolti in questo tipo di comportamenti e a mettere in atto opportune azioni informative ed educative.