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Violenza online sulle donne, un fenomeno in crescita

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09 dicembre 2015 Maria Antonia Frassetti 140

Sono sempre più diffusi i casi di molestie in rete. Le principali vittime sono le donne, soprattutto ragazze al di sotto dei 25 anni. A puntare i riflettori su questa drammatica realtà, un recente report dell’Onu.



Internet è il luogo per eccellenza della libertà di espressione. Oggi ancora di più con l’avvento dei social media e con la diffusione su ampia scala di dispositivi tecnologici come smartphone, tablet e notebook. Ma se si è donna, può capitare che si incappi prima o poi in attacchi da parte di molestatori, che siano uomini sconosciuti oppure amici e familiari che si costruiscono un’identità virtuale, anonima o fittizia.
Post su Facebook che contengono offese sessiste, tweet che “cinguettano” insulti più o meno espliciti, parole di odio che arrivano via whatsapp, e-mail minatorie, siti per il revange porn sui quali vengono pubblicati immagini e video a sfondo sessuale senza l’autorizzazione delle donne coinvolte. Questi sono solo alcuni esempi di quella che è stata definita violenza cibernetica, una nuova forma di aggressione nei confronti delle donne che si aggiunge a quelle più “tradizionali” e note: violenza fisica e sessuale, psicologica, verbale, economica.

Il report dell’Onu sulla violenza cibernetica: quali misure adottare
Secondo un’analisi condotta recentemente da UN Women, l’ente dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per la promozione dell'uguaglianza di genere, la violenza cibernetica in Europa è una vera e propria pandemia che interessa soprattutto le ragazze tra i 18 e i 24 anni. Secondo le statistiche, ben il 18% delle donne europee è stata vittima di una grave forma di violenza online da quando aveva 15 anni. Questo vuol dire 9 milioni di donne complessivamente. Un dato drammatico, che deve far riflettere. 

Cosa si può fare per combattere questo tipo di violazioni?
Il report individua un piano, che si può definire “delle 3 S”: sensibilizzazione, sicurezza e sanzioni. Sono questi i punti cardine della lotta alla discriminazione di genere online, che devono essere attuati sia dagli stati che dalla società civile.
Bisogna innanzitutto fare prevenzione attraverso l’educazione e campagne di sensibilizzazione, a partire dalle scuole. In secondo luogo, è necessario rendere il web un luogo sicuro per le donne adottando misure concrete e soluzioni tecniche a livello di infrastruttura. L’ultimo step consiste, invece, in un intervento legislativo da parte dei governi, attraverso la definizione di sanzioni e norme a tutela delle vittime. Insomma, un vero e proprio invito all'azione quello dell’Onu, più che una semplice analisi.
 
Sarà davvero efficace? Il tempo ce lo dirà. Quello che è certo è che bisogna trovare un giusto equilibrio tra libertà di espressione e tutela della privacy e delle donne in rete. Questo non solo per evitare che la violenza cibernetica “esca” dal web e si trasformi in violenza fisica e reale. Il rischio aggiuntivo è che le donne, sentendosi minacciate e non protette dalle istituzioni, decidano, a un certo punto, di auto-escludersi da internet e da tutte le tecnologie ad esso collegate. Aumenterebbe così il digital divide basato sul genere, il divario tecnologico tra uomini e donne, normalmente caratteristico di quelli che sono i paesi in via di sviluppo. Sarebbe dunque questo il tanto acclamato contributo della rete all’emancipazione delle donne e alla parità di sesso al giorno d’oggi?
 
 
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