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Smaltimento toner e cartucce: come fare?

Guida all'acquisto
19 maggio 2016 Alessandra Basile 285

Non sapete quale procedura dovete seguire per smaltire il vostro toner esaurito? Ecco una guida che vi spiegherà le leggi che regolamentano quest'attività, gli obblighi e le responsabilità dei vari operatori e come si può fare per avere una gestione più rapida e sicura. 

Avete mai valutato veramente quali sono gli obblighi, gli adempimenti e i costi per aziende e P. Iva legati allo smaltimento dei toner? Ebbene, ci sono diverse norme europee applicate dai vari Stati Membri che definiscono molto chiaramente le responsabilità di chi produce rifiuti da stampa e che disciplinano le procedure da seguire, nel rispetto dell’ambiente e nel contenimento dei traffici illeciti legati ai rifiuti.

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Cosa sono i rifiuti da stampa e chi se ne deve occupare
I rifiuti vengono comunemente classificati in urbani e speciali – quest'ultimi sono quelli legati alle aziende e dai professionisti. Questi soggetti, in quanto produttori di rifiuti speciali, hanno l'obbligo di smaltirli adeguandosi alle normative vigenti.
È bene sapere che un'ulteriore classificazione è data dalla pericolosità o meno dei rifiuti in questione. La discriminante, per quanto riguarda toner e cartucce, è legata alla tipologia di polveri contenute e solo delle complesse (e costose) analisi chimiche sono in grado di determinarlo con certezza.
Più in generale con "rifiuti di stampa" s'intendono toner, cartucce, nastri o anche semplicemente i contenitori dei toner.
Le direttive CEE e il D.Lgs152/06, ex D.Lgs22/97 (e successive modifiche) sono inequivocabili: la responsabilità del rifiuto è a carico del soggetto che lo genera. Vale a dire, in questo caso, le aziende che stampano – sia che le stampanti siano di proprietà o a noleggio.

Quale procedimento bisogna seguire?
Il responsabile del rifiuto deve seguire l'intera filiera di trattamento – e ne è responsabile. In cosa consiste?
Innanzitutto, è necessario identificare la pericolosità delle sostanze da trattare. Non è una procedura che può essere improvvisata, in quanto sono necessarie delle analisi chimiche specifiche che permettono al soggetto di attribuire al rifiuto il corretto codice C.E.R. (Codici Europei Rifiuti).
Il secondo passaggio è il trasporto del rifiuto che deve essere affidato a operatori attrezzati e, soprattutto, autorizzati. E l'azienda che ha prodotto il rifiuto (o il libero professionista) deve farsi carico della verifica di tale autorizzazione.
Poi arriva il vero e proprio recupero o smaltimento del toner o della cartuccia – effettuato, di nuovo, da operatori specializzati nel rispetto dell'ambiente. L'azienda, quindi, deve occuparsi della compilazione del modulo F.I.R. (Formulario Identificativo del Rifiuto), previsto dalla legislazione. Questo modulo ha dei campi obbligatori la cui compilazione rimane a carico dell'azienda, vale a dire: l'identificazione del produttore (il soggetto che stampa), il destinatario (cioè l'azienda che tratterà il rifiuto), il trasportatore e le caratteristiche del rifiuto (ossia il codice C.E.R. di cui sopra). Tale modulo dev'essere conservato per cinque anni in un registro che richiede la vidimazione della Camera di Commercio.
Infine, l'azienda deve anche compilare il modello MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale) e presentarlo alla Camera di Commercio entro la fine di aprile di ogni anno. Va ricordato che sussiste l'obbligo di effettuare l'intera operazione di smaltimento almeno una volta l'anno.
Qualora non si rispettino queste procedure s'incorre in diverse sanzioni, che possono essere pecuniarie, ma possono anche prevedere la sospensione degli amministratori dalla carica o il loro coinvolgimento dal punto di vista penale.

Il SISTRI
Nel 2009 il Governo ha comunicato l'introduzione del SISTRI, vale a dire un sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. La filiera viene quindi informatizzata con l'obbiettivo di semplificare gli adempimenti a carico dei produttori di rifiuti, riducendone i costi tramite una gestione più efficiente. Questo significa che gli obblighi spiegati sinora permangono, semplicemente ora sono disponibili delle soluzioni per velocizzare il tutto. La reale introduzione del SISTRI è iniziata nel 2013 con una iniziale divisione a scaglioni: per primi sono stati obbligati alla sua adozione gli operatori ambientali che trattano rifiuti speciali pericolosi, poi da marzo 2014 la regola è stata estesa a tutte le aziende, sempre per ora limitatamente ai rifiuti pericolosi.

Ci sono delle alternative?
Ovviamente dalla legge "non si scappa", quindi non credete a chi vi offre soluzioni di comodo o apparentemente facili che, in realtà, di fatto non assolvono gli obblighi normativi. Se non volete occuparvi in prima persona dell'articolata e onerosa procedura richiesta, potete abbonarvi a un servizio, come quello di Zerozerotoner, grazie al quale trasferirete il vostro attributo di produttore di rifiuti a uno smaltitore autorizzato. Così facendo, vi sgraverete da ogni obbligo ad esso correlato: verifiche degli altri operatori, compilazione e conservazione del F.I.R., adozione del SISTRI e tutti i relativi costi. L'abbonamento prevede che venga posizionato un box ecologico in loco presso le aziende e che venga ritirato e sostituito con box nuovi una volta all'anno, su richiesta del cliente o a fine del servizio.
Non è di certo uno sgravio da poco, se si tengono presente tutti i passaggi necessari. E, oltretutto, l'abbonamento configura come un costo deducibile.
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