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Internet ovunque grazie al drone Aquila di Facebook

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22 agosto 2016 Alessandra Basile 747

Il sogno di Mark Zuckerberg di combattere il Digital Divide e portare connessione web in tutto il globo sembra sempre più vicino. Il volo inaugurale ha superato ogni aspettativa e lascia ben sperare. 

 
 

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che i droni non sono più solo giocattoli. A dire il vero, non lo sono mai stati, perché affondano le loro radici nell'ambito militare, quindi c'è poco da scherzare. Chiaro, negli ultimi anni il mercato si è aperto anche ai civili con modelli più abbordabili da usare anche nel tempo libero. Ma qui parliamo di qualcosa di molto più grande, di un progetto che coinvolge tutto il globo e per il quale già diverse associazioni umanitarie stanno dedicando sforzi ed investimenti.
Un paio d'anni fa il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, aveva deciso di combattere uno dei problemi dei nostri tempi: il Digital Divide. Si tratta del divario che esiste tra coloro che hanno reale accesso alle moderne tecnologie dell'informazione (in primis, Internet), e chi, invece, non dispone nemmeno delle infrastrutture necessarie. E senza informazione, senza conoscenza, come può il Terzo Mondo svilupparsi veramente? Ecco, allora, che Zuckerberg ha fondato "Connectivity Lab", una società che sviluppa tecnologie sfruttando le connessioni satellitari. In particolar modo, si occupa di Aquila, il drone che porterà Internet ovunque.

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Il progetto Aquila
I droni Aquila di Facebook sono progettati per avere un minimo impatto ambientale grazie all'esclusivo utilizzo di energie rinnovabili, sono realizzati in fibra di carbonio e infatti pesano solo 453 kg – se teniamo conto che hanno un'apertura alare pari a quella di un Boeing 737 (42 metri). Si alimentano con l'energia solare e sono in grado di volare a un'altitudine compresa tra 18mila e27mila metri; in pratica, più in basso rispetto ai satelliti, ma più in alto dei voli in linea. Per sfruttare al massimo l'energia dei pannelli solari, la velocità non sarà molto elevata e così potranno volare ininterrottamente per ben tre mesi.
Il loro compito sarà trasmettere tramite laser il segnale di Internet ultraveloce alle basi che si trovano a terra ad una velocità di 10 GB al secondo. Queste basi fungeranno da cassa di risonanza e amplificheranno il segnale nel raggio di 50 km. Ed ogni drone sarebbe in grado di coprire un’area con diametro di circa 60 miglia (quasi 100 km).
Aquila è un velivolo autosufficiente e non richiede la presenza di nessun pilota a bordo. Attualmente viene controllato da un team di circa dodici persone tra ingegneri, piloti e tecnici che tramite un software possono verificarne l’altitudine e la velocità. Le operazioni di decollo e atterraggio vengono portate a termine dal drone in totale autonomia e con una precisione millimetrica che un umano non sarebbe in grado di raggiungere.
Il 28 giugno è stato effettuato il volo inaugurale del drone di Facebook, alla presenza di Zuckerberg stesso presso la base di Yuma in Arizona. L'attesa per i risultati che questo progetto potesse raggiungere era sicuramente elevata, ma Aquila non ha deluso le aspettative: ha volato per ben 90 minuti, rispetto alla mezz'ora prevista e ha consumato solo 2.000 Watt. Un successo clamoroso.

Il Digital Divide
L'ultimo rapporto della Banca Mondiale parla chiaro: al mondo ancora 4,2 miliardi di persone sono escluse da Internet. 1,6 miliardi dei quali per l'inesistenza delle infrastrutture minime necessarie per la rete. Spesso anche per via delle zone in cui risiedono, intervenire per creare queste strutture sarebbe troppo dispendioso. È stato il politico Al Gore a coniare questo termine già nel secolo scorso e Colin Powell l'ha paragonato ad un'apartheid digitale. Il fenomeno prevalentemente riguarda i Paesi sottosviluppati, ma in realtà è bene sapere che anche nei paesi occidentali si verificano situazioni di questo tipo. Non solo per motivazioni economiche, ma anche culturali. I droni potrebbero aiutare a risolvere questo problema, intervenendo nei casi in cui la motivazione di base sia di natura strutturale ed economica. Infatti, potrebbero garantire un'estensione del segnale senza dover ricorrere ad investimenti in ripetitori e cablaggi in fibra che sarebbero troppo dispendiosi. Al progetto Aquila partecipano anche il Jet Propulsion Laboratory della NASA ed il Media Lab del MIT.
Restano ancora da chiarire alcuni punti salienti, però, come la questione economica: se devono essere usati in tutto il mondo, si renderà chiaramente necessario abbassare i costi di produzione. Infine, e questa forse è la parte più spinosa, non è escluso che alcuni Governi porranno alcuni ostacoli di natura legislativa per garantire la neutralità e la pluralità della Rete.
Ma la sfida è troppo grande, quindi per il momento nessuno si lascia scoraggiare. Tantomeno Zuckerberg. Che poi sia mosso effettivamente solo da intenti umanitari e che non sia, invece, ingolosito dalla possibilità di raggiungere tutto il globo con il social network più famoso e popolare di sempre... Decidetelo voi.
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