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Internet of Things, cosa c'è da sapere

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07 gennaio 2016 Maria Antonia Frassetti 149

Si sente spesso parlare di Internet delle Cose. Sono molti a non sapere a cosa si riferisce il termine, nonostante sia chiaramente davanti ai nostri occhi ogni giorno. Non si tratta di fantascienza. Per questo motivo è bene avere un’idea più chiara: cos’è, quali sono i campi d’uso e le implicazioni.



Il concetto di Internet of Things (IoT) comparve per la prima volta all’interno della comunità informatica nel lontano 1999 negli Stati Uniti. Allora venne presentata al mondo come un’innovazione così rivoluzionaria da cambiare profondamente la vita quotidiana, addirittura più di quanto aveva fatto Internet sui nostri PC. Ma a cosa si voleva fare riferimento esattamente con questo neologismo?

L’Internet delle Cose non è altro che l’interconnessione di oggetti mediante Internet. E per oggetti si intende di tutto: dai dispositivi più piccoli e insignificanti a quelli più importanti e complessi. Nulla è escluso. Si viene a creare in questo modo un sistema in cui non solo gli oggetti comunicano tra di loro in modo diretto e immediato, ma anche noi umani interagiamo in questa rete controllando e monitorando i device connessi tra di loro

Quali applicazioni per l’Internet of Things 
A livello teorico, qualsiasi apparecchio può essere connesso alla rete. L’applicazione più evidente è sicuramente l’ambiente domestico. Sempre di più, la nostra casa è il luogo per eccellenza dell’Internet delle Cose. Basti pensare semplicemente alle Smart TV, dotate di connessione Internet per poter fruire di servizi aggiuntivi, tra cui i contenuti video/audio in streaming e on demand. Non dimentichiamoci dei piccoli e grandi elettrodomestici: esistono lavatrici e frigoriferi con tecnologia Wi-Fi che possono essere controllati da smartphone ovunque ci si trovi grazie a un’apposita app. Gli smartwatch e le smartband sono orologi e braccialetti dotati di connessione a internet che ci aiutano nello sport e nelle attività di fitness. Questi ovviamente sono solo degli esempi. Il fenomeno è molto più ampio e complesso e va a toccare campi significativi come la robotica, il settore automobilistico, la domotica, la sorveglianza, l’industria.

Luci e zone d’ombra
I vantaggi dell’Internet delle Cose sono evidenti. Avere degli oggetti connessi che dialogano tra di loro semplifica di molto la vita nei campi d’uso pertinenti. Questo vuol dire risparmio di tempo, ottimizzazione dei risultati e riduzione degli sprechi. Parallelamente, però, c’è chi mette in evidenza alcune criticità legate a una realtà così strutturata. In primo luogo, esiste un “problema” di privacy. Gli oggetti connessi “parlano” di noi, di quello che facciamo e di quello che ci piace, e può essere alla portata di tutti sul web. Non solo. C’è da chiedersi se i nostri dati sono al sicuro all’interno della rete. Possiamo essere davvero certi che le nostre informazioni non diventino oggetto di attacchi da parte di hacker e virus? C’è chi evidenzia, infine, implicazioni di tipo etico per alcune applicazioni specifiche: quale sarà in futuro il ruolo dell’uomo in un mondo in cui gli oggetti saranno sempre più in grado di funzionare autonomamente con la semplice connessione a Internet? 
 
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