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Fatturazione elettronica: come funziona

Guida all'acquisto
10 marzo 2016 Alessandra Basile 262

A quasi un anno dall'introduzione dell'obbligatorietà dell'utilizzo delle fatture elettroniche per i soggetti che svolgono lavori nei confronti della Pubblica Amministrazione, alcuni professionisti hanno ancora qualche domanda in merito. Ecco alcune informazioni per adempiere a quest'obbligo.  

Il 31 marzo 2015, con l'introduzione della Legge 244/2007, è scattato l'obbligo della fatturazione elettronica per tutti quei professionisti e imprese che effettuano dei lavori – intesi sia come vendita di merci, sia come prestazione di servizi – per enti pubblici. 
L'adozione di questa procedura era stata vivamente caldeggiata dalla Commissione Europea, trattandosi di una prassi già comune in altri Stati Membri. I vantaggi sono una migliore tracciabilità dei flussi, una maggiore trasparenza nell'ambito di lavori richiesti dalla PA grazie alla gestione elettronica del ciclo di acquisti e vendite e, di conseguenza, un'ulteriore arma nella lotta all'evasione fiscale.

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Dopo quasi un anno, però, ci sono ancora aziende e professionisti che manifestano qualche dubbio sulla procedura da adottare e, soprattutto, sulle regole da rispettare. È importante, infatti, rispettare i dettami della normativa, pena il mancato ricevimento del compenso dovuto. Infatti, le Amministrazioni non possono più autorizzare pagamenti, neanche parziali, a fronte di fatture cartacee. Ecco, quindi, alcuni chiarimenti.

Quando bisogna utilizzare la fatturazione elettronica?
È obbligatorio emettere fatture elettroniche quando si vendono beni o si svolgono servizi per enti pubblici. Gli enti elencati nel testo della legge vedono scuole di ogni ordine e grado, aziende e amministrazioni dello stato, anche ad ordinamento autonomo, regioni, province, comuni, ministeri, agenzie fiscali e enti legati a attività amministrative o produttori di servizi economici come Anas, il Gruppo Equitalia, e enti di regolazioni delle attività economiche stesse. 
L'elenco è molto lungo e dettagliato, quindi in caso di dubbio, l'invito è quello di consultare direttamente la direttiva.

Cosa bisogna fare?
La fatturazione elettronica è composta da tre fasi principali: emissione, trasmissione e conservazione. Le fatture devono essere create in formato XML a norma e è necessario apporre alcuni campi obbligatori come la data e la firma digitale.
In seguito, la fattura dev'essere inviata tramite il sistema SDI (Sistema di Interscambio) istituito dal Ministero di Economia e delle Finanze che fornisce una ricevuta dell'avvenuta trasmissione. A quel punto, fattura e ricevuta di trasmissione devono essere conservate per legge per un periodo di 10 anni.

Le prossime evoluzioni 
A più voci nel mondo dell'economia e della politica l'adozione della fattura elettronica è stata accolta con entusiasmo. Infatti, non si tratta del solo invio di un documento digitalizzato, bensì di un sistema più completo e complesso. Gli enti locali coinvolti sono stati 12 mila e questo tipo di fatturazione ha comportato vantaggi in termini di tempo, di semplificazione dei processi e, soprattutto, di denaro per lo Stato grazie a un più attento controllo della spesa. L'obiettivo è quello di avere una Pubblica Amministrazione più moderna e efficiente.
Ad un anno, si stanno iniziando ad avere i primi risultati ed alcune evoluzioni. Innanzitutto, è stato introdotto lo split payment: professionisti ed imprese vengono saldati al netto dell'Iva, in quanto è la stessa Amministrazione che la inoltra al Fisco. 
Inoltre, da luglio 2017 partirà l'introduzione della fatturazione elettronica tra privati. Si tratterà di un processo facoltativo nell'ambito del settore b2b che consentirà ai possessori di P. Iva di scambiarsi fatture in questo formato per una migliore tracciabilità.
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