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Musica in streaming, quale piattaforma scegliere?

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18 gennaio 2016 Alessandra Basile 676

In principio erano i dischi, poi le musicassette, seguite dai CD. Fino ad arrivare all'avvento dei file MP3 che hanno rappresentato la vera e propria rivoluzione copernicana della musica. Ora abbiamo servizi come Spotify, Google Play e tanti altri che ci fanno ascoltare la nostra musica sempre e ovunque.

Nell'estate del 1999 Napster ha dato una svolta al mondo della musica: si trattava di un sistema di file sharing peer-to-peer grazie al quale tutti hanno pensato di poter accedere a qualsiasi brano musicale in qualsiasi momento, semplicemente scaricandolo grazie a un altro utente dislocato chissà dove nel mondo. Le sue sorti e le cause legali che vi sono legate sono ben note, ma è innegabile che Napster ha segnato un cambio totale in termini di fruizione musicale. Tanto ad arrivare nei giorni nostri alla musica ascoltabile in streaming tramite computer, smartphone o tablet. Di cosa si tratta?

Scegli lo smartphone per ascoltare la tua musica

Parliamo di piattaforme che consentono di ascoltare musica online attingendo a un catalogo di brani veramente vasto e variegato, così come a web radio gratuite. Non serve più, quindi, acquistare CD o occupare la memoria dello smartphone o del tablet per aver sempre con sé fisicamente i file da ascoltare. È sufficiente accedere a uno dei tanti servizi disponibili online, quasi tutti previa sottoscrizione di un abbonamento, e il gioco è fatto. Integrano funzioni social che consentano di ascoltare la musica consigliata dai propri amici e, a nostra volta, condividere con loro le nostre playlist. L'unico limite, a volte, è la compatibilità con il sistema operativo. Vediamo meglio nel dettaglio.
 
Spotify
È la piattaforma più famosa e utilizzata, anche grazie alla sua compatibilità, praticamente universale. Quando ci si iscrive, si ha subito un periodo di prova gratuito, dopo di che l'abbonamento è di 9,99 € al mese, senza limiti di ascolto e senza pubblicità. Con l'upgrade Family si beneficia di uno sconto del 50% su ogni account aggiuntivo. Il catalogo musicale è davvero ampio e oltre alle funzioni tipiche dello streaming musicale (creazione di playlist, navigazione per generi, salvare i brani), grazie alla feature "Connect" si possono passare le canzoni tra i vari dispositivi che utilizzano l'account. Il vantaggio? Non interrompere l'ascolto quando si passa da casa all'ufficio. 
 
Google Play
Si tratta della seconda piattaforma che fa da padrone nel mercato dello streaming. Con la versione gratuita è possibile solo caricare su cloud i propri brani preferiti, così da poterli poi ascoltare in qualsiasi momento. Per accedere al catalogo musicale, è necessario sottoscrivere l'abbonamento di 9,99 € al mese. Google ha acquisito Songza nel 2015 e ha integrato in Play le sue funzioni, tra cui Concierge che permette ascoltare brani e radio in funzione del contesto in cui ci si trova: il nostro umore, l'ora o l'attività che stiamo svolgendo dettano la musica da ascoltare. Su computer è compatibile con Windows e Mac, su mobile con Android e IoS. 
 
Apple Music
Questo servizio consente a tutti coloro che posseggono un account iTunes di ascoltare musica gratuitamente per tre mesi. Poi l'abbonamento si allinea con il resto del mercato a 9,99 €, ma con la possibilità di sottoscrivere un abbonamento a 14,99 € per le famiglie e avere fino a sei accessi contemporanei. Apple Music oltre a brani musicali e radio, permette anche di interagire direttamente con gli artisti con il social Connect
 
Deezer
Con Deezer si può ascoltare musica gratuitamente per un massimo di due ore al mese e con pubblicità. Quest'opzione non è sicuramente interessante, tanto vale rivolgersi alle due soluzioni di abbonamento: 4,99 € al mese per ascoltare senza limiti, ma solo da computer e 9,99 € per usare anche smartphone e tablet.
 
Tidal
Tidal merita delle considerazioni a sé. È stato lanciato da Jay Z, spalleggiato dalla moglie Beyoncé e artisti del calibro di Alicia Keys, Kanye West, Jack White e Calvin Harris. Dall'avvento dello streaming online, infatti, il mondo musicale si interroga (e c'è chi si batte) in merito alla legalità di questo servizi musicali, perché lesivi del diritto d’autore. Quindi, Jay Z aveva pensato a una piattaforma nuova, cui gli artisti potessero vendere i loro brani, offrendo agli utenti una qualità HD. Tidal, però, è stato un flop. Innanzitutto, a che pro usare file HD, se poi la fruizione della musica passa da dispositivi come smartphone e tablet che nativamente non servono per ascoltare musica come gli hi-fi? E poi, diversi artisti hanno lasciato il progetto, seguendo l’input dato da Taylor Swift che ha rimosso la sua intera discografia da Spotify e simili, condannando ferocemente lo streaming musicale.
 
Sono anni ormai che si parla di come sia corretto ascoltare musica. Intanto, godiamoci la possibilità di usufruire in qualsiasi momento dei migliori brani presenti nel panorama musicale italiano e internazionale. Bastano solo un paio di cuffiette.
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